Vecchio Consorzio 1953 è un progetto di rigenerazione territoriale sostenibile che nasce dalla volontà di ridare fiducia alla filiera contadina, trasformando uve coltivate nel rispetto dell’ambiente, utilizzando solo lieviti indigeni e valorizzando la tradizione della rifermentazione in bottiglia e della macerazione sulle bucce

L’AZIENDA

Il Vecchio Consorzio 1953 è una cantina nata per realizzare un intervento di rigenerazione territoriale fondato sul vino, una possibile risposta all’emorragia che negli ultimi vent’anni ha portato il territorio dell’Appennino piacentino a perdere quasi un terzo della superficie vitata.


A partire dalla vendemmia 2022, Massimiliano Croci e Pietro Gazzola acquistano uve prodotte esclusivamente sui Colli piacentini, riconoscendo un prezzo equo ai contadini.


L’unica condizione richiesta per aderire al progetto è coltivare le uve in regime di agricoltura biologica. L’obiettivo è creare valore per frenare l’abbandono.


Con quell’uva, delle principali varietà coltivate a livello locale, producono 6 etichette capaci di descrivere la ricchezza geologica e la biodiversità della viticoltura piacentina.

CHI SIAMO

Massimiliano Croci e Pietro Gazzola hanno scelto di investire nel nuovo progetto le competenze maturate in oltre vent’anni di lavoro all’interno delle aziende di famiglia, la Tenuta vitivinicola Croci di Castell’Arquato, in Val d’Arda, e la Pietro Gazzola vini di Travo, in Val Trebbia.


Quasi coetanei (Croci è del 1980, Gazzola del 1977), i due hanno lavorato insieme per un triennio all’interno del consiglio del Consorzio tutela vini Doc Colli Piacentini: è in quel contesto che è maturata l’esigenza di dar vita al progetto del Vecchio Consorzio 1953.

IL TERRITORIO

Negli ultimi vent’anni i colli piacentini hanno perso quasi duemila ettari vitati su 6.900. Tra il 2016 e il 2021 nella sola Val d’Arda e nelle valli minori vicine sono andati persi 141,5 ettari su 1.457, praticamente il 10 per cento. 

 

Dopo aver raccolto questi dati Massimiliano e Pietro iniziano ad immaginare una strategia di rigenerazione per l’agricoltura del territorio. A differenza delle vicine province di Parma, Reggio Emilia e Modena, la viticoltura piacentina è diffusa esclusivamente nel territorio collinare, quello che sale verso l’Appennino: le uve trasformate dal Vecchio Consorzio 1953 arrivano da tutta l’area, espressione della straordinaria diversità geologica, in termini di composizione dei suoli, che caratterizza i Colli piacentini.


I fornitori di uva del Vecchio Consorzio 1953 si sono impegnati a produrre uva di qualità da agricoltura biologica e con orgoglio mettono la loro faccia a garanzia del loro lavoro.

LA CANTINA

La cantina e il magazzino del Vecchio Consorzio 1953 sono a Bacedasco Basso, nel comune di Vernasca, in val d’Arda. L’immobile che oggi ospita l’azienda è stato, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, la sede Consorzio agrario; punto d’incontro per almeno un paio di generazioni di contadini e agricoltori del territorio. 

 

La serranda venne chiusa definitivamente dal 2005 ed è rimasta abbassata per oltre quindici anni. I lavori di ristrutturazione hanno cercato di rispettare le architetture originarie, compresi i soffitti a botte, che è possibile vedere all’interno del magazzino.


La scelta dell’ex Consorzio agrario è un messaggio: il futuro del territorio può e anzi deve guardare alla tradizione, valorizzando il modello agricolo artigiano, dove le conoscenze si arricchivano dello scambio di competenze tra pari.

PRODOTTI

Il Vecchio Consorzio 1953 ha l’obiettivo di contribuire, attraverso i propri vini, ad aumentare la sostenibilità del comparto agro-alimentare dei Colli piacentini, in linea con la strategia europea “Farm to fork”. I vini sono frutto della trasformazione di uve coltivate in regime di agricoltura biologica, mentre la vinificazione è guidata dalla logica del basso intervento, che prevede l’esclusione di ogni coadiuvante di vinificazione, l’assenza di chiarifiche e di controllo delle temperature, anche per ridurre i consumi energetici della cantina.

 

Le etichette in commercio sono sei: 3 i vini frizzanti, secondo la tradizione della rifermentazione naturale in bottiglia dell’Appennino piacentino, 3 quelli fermi. Per quanto riguarda i frizzanti, le etichette rappresentano i blend territoriali, che sono Trebbiano, Ortrugo e Sauvignon per il bianco “VERDERAME” e Malvasia di Candia Aromatica, Trebbiano e Ortrugo per il bianco “STRINGIMI FORTE” , Barbera e Croatina per il rosato”CIAO TRUCCATO”. I vini fermi, invece, sono ottenuti dalla vinificazione di Malvasia di Candia Aromatica e Moscato Bianco, per il bianco macerato “POTENZA ARANCIONE”, e Barbera e Croatina per il rosato “ERA LA NOTTE” e il rosso “FILO DA TORCERE”.

 

Completa la produzione “SPACCO” un sidro secco rifermentato prodotto con solo mele antiche di montagna fermentato con lieviti indigeni.

 

Le 7 etichette sono disegnate da Tiziano Carboni, un artista locale che i due soci hanno voluto coinvolgere nel progetto. Si è ispirato alla storia contadina dei Colli piacentini e delle famiglie Croci e Gazzola.

I VINI

Verderame

Verderame
BIANCO RIFERMENTATO

Stringimi Forte

Stringimi Forte
BIANCO MACERATO RIFERMENTATO

Ciao Truccato

Ciao Truccato
ROSATO RIFERMENTATO

potenza arancione

Potenza Arancione
BIANCO MACERTO

era la notte

Era la Notte
ROSATO

filo da torcere

Filo da Torcere
ROSSO

SIDRO

Spacco

Spacco
SIDRO SECCO RIFERMENTATO